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Visualizzazione dei post con l'etichetta giorno di merda

Sotto pelle, vicino al cuore.

Interi mesi trascorsi senza riuscire a parlare davvero. E anche adesso so che non lo farò del tutto. Che non potrò farlo. Forse è proprio questo che ha amplificato il senso di oppressione e inadeguatezza. O forse è aver conosciuto la libertà assaggiata in passato che mi manca. Una persona che, non si sa come né perché, riesce a tirar fuori tutto quello che nessuno è mai riuscito a farti dire. Che in un momento in cui nessuno riusciva a starti vicino ti è entrato dentro, a cui ti sei aggrappata come il galleggiante che ti era stato strappato via tempo fa, in un abbraccio disperato come quelli dei quadri di Schiele. Che ti ha fatto sentire allo stesso tempo svuotata e protetta, in una bolla di vetro. Che è esplosa. Che fai finta ci sia ancora. Ma che non esiste più. Ti sei rimboccata le maniche e hai tratto il meglio da quello che hai passato, di nuovo. Ne sei uscita più forte, un leone come non ti eri mai senta. Un po' più grande, un po' più tua. Ma poi ci hai sbattu...

Il bambino che eri cosa penserebbe di te?

Sono rientrata su questo blog dopo mesi di silenzio e altrettanti di post inutili e impersonali. Solite scuse: troppo da fare, troppo poco da dire, niente di interessante da scavare. Riguardando i vecchi post c'era una nota in bozza. Un post senza neanche titolo con una sola frase dentro "Il bambino che eri cosa penserebbe di te?". Ricordo esattamente quando lo scrissi. Ero in auto e alla radio parlavano di una campagna con questo tema. Subito ho pensato "wow, dovrei rifletterci e spararci un post su". Ho accostato (nel caso la polizia stradale dovesse mai leggere questo post lo ripeto e sottolineo: ho accostato) l'auto, preso il cellulare e lasciato questa nota tramite l'app. Da allora l'ho letta e riletta ogni volta che entravo per scrivere un qualsiasi post. Ogni volta una fitta al cuore e nessuna voglia di combattere contro questa domanda. Perché la verità è semplice. La bambina che ero mi odierebbe. Anche se che mi conosce oggi non lo di...

Ma che c'ho scritto Giocondo in fronte?

Mi sono sempre chiesta da dove venisse questo detto. L'ho sempre collegato alla Monna Lisa con quel sorrisetto un po' scemo in faccia. Ho scoperto di non essermi allontananta troppo dalla realtà. In effetti il detto viene dal significato della parola "giocondo" in Toscana che identifica una persona sciocca. Tradizionalmente, il detto si applica a chi ha la reputazione o che si dimostra pocoo furbo, un fessacchiotto che si può facilmente raggirare. Io, però, ho sviluppato una nuova frontiera in questo campo, sono salita di livello, ho innalzato la sua qualità. In parole povere e spicciole, io non ho "giocondo" scritto in fronte, no. Io cammino da quasi trentanni con un cartello di 4 metri quadre appeso al collo con una scritta lampeggiante in font-size 180 che recita all'incirca " Cercasi Bidone " (la prima versione della scritta era troppo volgare per essere pubblicata, vi dico solo che si basava sulla richiesta di essere impalati per orifizi ...

Poi dicono che una non deve sclerare! - Cronaca di un Lunedì.

Il lunedì è un giorno di merda. Sì, lo so, è un luogo comune! Ma ci sarà un motivo per cui si chiamano "luoghi comuni" e non "luoghi rari". Sono comuni, perché è comune! Normale, vah! Sì, non è sempre così. Sì, c'è l'eccezione. Sì, c'è quel Lunedì che magari è il miglior giorno della tua vita, in cui nasce tuo figlio, in cui ti laureei, in cui ti chiedono di sposarti, in cui vieni a conoscere che hai ricevuto un'eredità di miliardi di euro netti... Ma quelli sono i luoghi rari. Quelli comuni sono quelli come il mio oggi!  Fattore 1: è Lunedì e già è tutto dire!  Se oggi è Lunedì significa che ieri era Domenica (sono un genio, ne convenite?), il che significa che al 90% hai passato la giornata in pigiama con la volontà di fare nient'altro che grattarti la pancia a ritmo della prima playlist su Spotify perché sei pigro anche per fare due colpi di scroll dal mouse. Punti nervosismo: +15 e sono solo le 8 di mattina. Fattore 2: la sveglia n...