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L'anno del "finalmente una gioia"

Un altro anno è finito, ma stavolta è diverso. Quest'anno è stato un casino. Possiamo ben dire che il 2021 è stato il degno fratellino minore stupido del 2020. La pandemia altalena ancora le nostre vite e noi sembriamo ormai esserci abituati o quanto meno rassegnati a rubare la libertà non appena la situazione contagi lo permetta e a cautelarci in casa appena i numeri cambiano. E mentre i negazionisti e i noVax continuano la loro campagna a favore della diffusione dell'ignoranza, gli altri hanno passato il loro anno in modo stranamente quasi normale, praticando l'ormai sport nazionale dello "Slalom tra i positivi", specialmente da metà Dicembre in poi.  E io? Io ho passato dei grandi periodi di merda, ovviamente, come tutti. Ho avuto tormenti emotivi, casini familiari, problemi fisici e, sì, anche 25 giorni di Covid in piena regola con tanto di difficoltà respiratorie. Eppure non riesco a dire che il 2021 sia stato un anno orrendo. Sarà per la solita vecchia teori...

Vivere il tuo tempo

Ti vorrei insegnare l'equilibrio Sopra un mare che è sempre tempesta Per vivere il tuo tempo E starci bene dentro Così cantava Piero Pelù nel 1999. Certo, citare una canzone uscita ormai vent'anni fa non è proprio il massimo, ma forse il fatto che la prima cosa che mi sia venuta in mente davanti a questo foglio bianco sia qualcosa del passato conferma esattamente quello di cui sto per parlare. Da quando è iniziata la mia "vita adulta", cioè da quando dopo la laurea ho iniziato a lavorare e allontanarmi sempre di più dal mio vecchio stile di vita spensierato, mi sono trovata spesso nella situazione di non riuscire a vivere il mio presente. Dopo tutto, per mia stessa indole, non sono ben predisposta per le novità. Basti pensare che le mie due playlist più ascoltate su Spotify sono quella delle soundtrack Disney e quelle una piena di grandi cantanti della vera musica italiana di un tempo... In questo periodo, però, la sensazione si acuita moltissimo. A peggi...

Sotto pelle, vicino al cuore.

Interi mesi trascorsi senza riuscire a parlare davvero. E anche adesso so che non lo farò del tutto. Che non potrò farlo. Forse è proprio questo che ha amplificato il senso di oppressione e inadeguatezza. O forse è aver conosciuto la libertà assaggiata in passato che mi manca. Una persona che, non si sa come né perché, riesce a tirar fuori tutto quello che nessuno è mai riuscito a farti dire. Che in un momento in cui nessuno riusciva a starti vicino ti è entrato dentro, a cui ti sei aggrappata come il galleggiante che ti era stato strappato via tempo fa, in un abbraccio disperato come quelli dei quadri di Schiele. Che ti ha fatto sentire allo stesso tempo svuotata e protetta, in una bolla di vetro. Che è esplosa. Che fai finta ci sia ancora. Ma che non esiste più. Ti sei rimboccata le maniche e hai tratto il meglio da quello che hai passato, di nuovo. Ne sei uscita più forte, un leone come non ti eri mai senta. Un po' più grande, un po' più tua. Ma poi ci hai sbattu...

#MovieLife - 8 - Ricordati di non dimenticare

Durante i corsi di fotografia, solitamente viene insegnata un principio base che aiuta a relazionarsi meglio con le arti visive e a creare dei prodotti di qualità, siano esse fotografie, video o lungometraggi (animati e non). Il principio base è di dosare in modo appropriato il calore per trasmettere in modo più preciso le emozioni che desideri far passare. Sì, il calore non il colore. O meglio, il calore del colore. La temperatura del colore è facilmente spiegata da un esempio banale: il fuoco è rosso, il ghiaccio è azzurro. Tutti i colori che virano all'azzurro o hanno una forte composizione azzurro/blu sono freddi, mentre i colori che invece virano al rosso/arancione/giallo sono colori caldi. Solitamente i primi vengono utilizzati per esprimere o imprimere in chi guarda sensazioni placide, calme, perfino tristi e solitarie, mentre i secondi trasmettono emozioni e sensazioni forti, d'impatto. Ecco, perché tutto questo giro immenso di parole inutili, vi starete chiedend...

Cambiare

Non c’è nulla di immutabile, tranne l’esigenza di cambiare. (Eraclito) E quindi si cambia. Si inizia cambiando pelle al blog. Uno stile un po' più moderno: dopo tutto lavoro nel mondo del web da diversi anni e so distinguere un template orrendo e antiquato da uno più carino e leggibile. Nella speranza anche che lo "spirito allegro e limpido" si possa riflettere anche nelle parole che dovrò buttarci dentro. Siamo al 26 dicembre e probabilmente quello che ci si aspetta (se di aspettare si può parlare) è un tipico post di chiusura anno, ma non lo sarà. Non lo sarà perché semplicemente non c'è nulla da raccontare. Quest'anno è stato vuoto. No, sbaglio mio. Quest'anno è stato svuotato, privato dei (seppur pochi) momenti di felicità da... beh, da me stessa. Perciò mi tocca solo cercare di ripescare il bello e il buono, conservarlo in un piccolo cassettino datato 2017, andare avanti e pensare a raccogliere anche il minimo di bontà che riserverà il domani.

Se vuoi star bene, viaggia.

Io viaggio non per andare da qualche parte, ma per andare. Viaggio per viaggiare. La gran cosa è muoversi, sentire più acutamente il prurito della nostra vita, scendere da questo letto di piume della civiltà e sentirsi sotto i piedi il granito del globo. (Robert Louis Stevenson) Quest'anno ho viaggiato tanto, molto più di quanto abbia fatto nel resto della mia vita sommando tutti i viaggi fatti al di fuori del 2016. Non sono andata chissà dove né per chissà quanto tempo. Non sono uscita dall'Italia e non sono stata mai fuori per più di quattro giorni. Ma per quanto vicini e brevi, quei viaggi si sono dimostrati, al minimo, un ottimo anti-stress. Mi hanno regalato emozioni, luoghi, cultura, arte, paesaggi, fotografie mentali che non potrò mai dimenticare. Mi hanno fatto scoprire che posso trovare un posto dove mettere (momentaneamente) radici ovunque io sia. Mi hanno fatto scoprire una città da amare, da vivere, un enorme luogo in cui nascondersi per riprendere fiato. Mi ha...

Ma che c'ho scritto Giocondo in fronte?

Mi sono sempre chiesta da dove venisse questo detto. L'ho sempre collegato alla Monna Lisa con quel sorrisetto un po' scemo in faccia. Ho scoperto di non essermi allontananta troppo dalla realtà. In effetti il detto viene dal significato della parola "giocondo" in Toscana che identifica una persona sciocca. Tradizionalmente, il detto si applica a chi ha la reputazione o che si dimostra pocoo furbo, un fessacchiotto che si può facilmente raggirare. Io, però, ho sviluppato una nuova frontiera in questo campo, sono salita di livello, ho innalzato la sua qualità. In parole povere e spicciole, io non ho "giocondo" scritto in fronte, no. Io cammino da quasi trentanni con un cartello di 4 metri quadre appeso al collo con una scritta lampeggiante in font-size 180 che recita all'incirca " Cercasi Bidone " (la prima versione della scritta era troppo volgare per essere pubblicata, vi dico solo che si basava sulla richiesta di essere impalati per orifizi ...

#MovieLife - 7 - Vinci il pregiudizio

Andare al cinema a vedere un cartone, può essere uno strazio. Devi combattere con bambini urlanti e genitori maleducati che credono di potersi comportare esattamente come farebbero nel salotto di casa, se non peggio. Eppure non desisto! La Disney merita di essere vista ed apprezzata al cinema. Lo merita ancor di più quando, oltre a un magnifico lavoro di animazione nel lavorativo senso della parola, viene fuori con trame che fanno riflettere. Oggi parliamo, quindi, di Zootropolis. Eliminiamo per prima la parte delle lodi super meritate al reparto tecnico che mi ha davvero lasciato senza fiato. L'enorme problema che i disegnatori/animatori hanno dovuto affrontare è semplice da spiegare e comprendere: tanti peli! Sì, può sembrare stupido dire così, ma sapete cosa ci vuole per disegnare/modellare/animare un animale in 3D pieno di peli? E se questo animale deve essere quanto più realistico possibile ma allo stesso tempo deve anche essere antropomorfizzato, le cose si complicano notev...

#LIGAVISIONE - 6 - Forse mi trovo

Mi sono persa così tante volte che non so neanche se sono realmente mai esistita. Ero davvero quella che credevo o non lo sono mai stata? Chi siamo davvero? Lo riusciremo mai a scoprire sul serio? Ci cerchiamo per tutta la vita. Così tanto, così forte, così a fondo che a volte vorremmo sollo cedere le armi, smettere di cercare e decidere di fermarci lì dove siamo con solo quel poco che abbiamo trovato in mano e il vero io nascosto ancora dentro. Forse, però, ciò accade solo perché cerchiamo nel posto sbagliato... o nella persona sbagliata... Finirà mai la ricerca? Forse no, ma arrivati a un certo punto la ricerca può essere davvero spettacolare.  Tante volte il nostro cercarsi passa attraverso l'amore e l'amore altro non è che la proiezione di quello che vorremmo trovare. Insomma, com'è detto nel testo, "alla fine è un gioco di specchi": e sotto questo profilo è quasi una malattia. Il "forse" del titolo è l'ammissione di una ricerca che non si è a...

Ho fatto cose, ho visto gente.

Il 2015 non sarà dimenticato, su questo posso mettere la mano sul fuoco. Dopo tutto un anno che inizia con l'attacco terroristico alla sede di un giornale satirico e termina con l'attentato a Parigi, non passa di certo inosservato. Fortunatamente potrà essere ricordato anche per cose molto meno tristi. A livello cinematografico, ad esempio, questo è stato uno degli anni più fortunati (sia parlando di incassi che parlando di reali capolavori) da un bel po' di tempo a questa parte. Solo per citarne alcuni: Mr Grey, i Minions, Inside Out, l'ultima parte della saga di Hunger Games, 007: Spectre, Jurassic World, il nuovo attesissimo film di Star Wars. E come non citare il Ritorno Al Futuro Day! Un bel da fare, non c'è che dire. E io? Beh, io... ho fatto cose, ho visto gente... Già! Oggi mi sono fermata a pensare: "Ma io in questo 2015 cosa ho concluso? Cosa ho fatto?" Strano a dirsi, ma forse non poi così tanto, lì per lì mi sono risposta "Nient...

#Serialize - 1 - Say my name. Perfection.

Ho sempre guardato Serie Tv, di quasi qualsiasi tipo. Prediligo le serie a trama orizzontale e non sono una che si lascia influenzare dal primo giudizio. Ho dato seconde (e a volte anche terza) possibilità a serie che non la meritavano proprio, porto avanti serie anche solo perché mi è piaciuta qualche perla su quattro stagioni, macino puntate su puntate in piena notte perdendo il sonno e mi capita spesso di considerare certi personaggi come fossero amici di famiglia. Ma poi è arrivata lei. L'amore a prima vista. La serie perfetta. La serie che alla fine della prima puntata avevo già la bocca spalancata dallo stupore e per tutte e cinque le stagioni mi ha tenuto sul filo. La serie che non ci trovi niente fuori posto neanche a cercarlo volontariamente. Se non la conoscete (cosa di cui dubito fortemente), ve la presento. Si chiama Breaking Bad (sottotitolo italiano "Reazioni collaterali", che non è che ci azzecchi molto, ma si sa come siamo noi italiani coi titoli s...