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#Serialize - 1 - Say my name. Perfection.

Ho sempre guardato Serie Tv, di quasi qualsiasi tipo. Prediligo le serie a trama orizzontale e non sono una che si lascia influenzare dal primo giudizio. Ho dato seconde (e a volte anche terza) possibilità a serie che non la meritavano proprio, porto avanti serie anche solo perché mi è piaciuta qualche perla su quattro stagioni, macino puntate su puntate in piena notte perdendo il sonno e mi capita spesso di considerare certi personaggi come fossero amici di famiglia. Ma poi è arrivata lei. L'amore a prima vista. La serie perfetta. La serie che alla fine della prima puntata avevo già la bocca spalancata dallo stupore e per tutte e cinque le stagioni mi ha tenuto sul filo. La serie che non ci trovi niente fuori posto neanche a cercarlo volontariamente. Se non la conoscete (cosa di cui dubito fortemente), ve la presento. Si chiama Breaking Bad (sottotitolo italiano "Reazioni collaterali", che non è che ci azzecchi molto, ma si sa come siamo noi italiani coi titoli s...

Perdersi

Perdere le chiavi di casa è per me ormai un rituale. Ogni mattina, puntualmente, non si trovano mai dove sono convinta di averle lasciate. Metto sottosopra la camera e il salotto, frugo borse e giubbini, con l'ansia di non riuscire a partire di casa, con la paura di averle perse per sempre. Alla fine, però, le ritrovo, tiro un sospiro di sollievo e filo in macchina. Con le persone non è così. Quelle se le perdi, sono perse. Punto. Non le ritrovi. E io, te, ti ho perso. Wow, fa strano scriverlo. È la prima volta che lo scrivo. Forse per quella mia fissazione che scriverlo lo renda definitivo, che non metterlo nero su bianco potesse darci una seconda opportunità. Verba volant, scripta manent ...ecco, è per questo. Eppure oggi so che devo farlo. L'ho pensato a lungo e qualche volta l'ho anche detto a qualcuno. Ho passato il tempo a sfuggire la domanda, ad arrabbiarmi con chiunque mi chiedesse di te, a rimproverarmi di starci troppo male per qualcuno che non vuole esserci...

#MovieLife - 5 - One day I'll fly away

Mi piacciono i musical. Trovo che, grazie all'impatto emotivo della musica, riescano a scendere più in profondità rispetto a un classico film in cui si susseguono solo immagini. O per lo meno lo fanno quando si fanno le scelte giuste... Moulin Rouge è un esempio di film-musical che riesce a coinvolgermi ogni volta. Il trash, l'esasperazione di Parigi nel suo periodo bohémien. Tutto il film è cosparso di quest'aura che ti fa sorridere e, a tratti, ti lascia perplesso. L'argentino narcolettico, lo Spettacolo Spettacolare e poi gli sfarzi e la lussuria del Moulin Rouge. Ma fin da subito viene intravista la verità. Contrapposto a questo finto mondo fatto di luce, risate, amore, diamanti e soldi (serperati o ricercati), c'è un mondo di ombre e dolore che sta dietro le quinte... Non dico che dietro Moulin Rouge ci sia stato chissà che lavoro per nascondere strani significati o morali, ma io qualche simbologia ce l'ho vista. Il Duca, ad esempio. L'ostacolo all...

Questo viaggio, il mio viaggio

Più organizzi qualcosa, meno probabilità ci sono che vada tutto come tu vuoi. Ed io questo viaggio l'ho pianificato in maniera quasi maniacale. Risultato? Fin dal primo momento ho capito che nulla sarebbe stato come previsto. Ma per la prima volta non me ne è fregato nulla. Sì, è vero, svegliarmi con la notizia che Fiumicino aveva preso fuoco e perciò non sapevo che fine avrebbe fatto il volo mi ha fatto venire una crisi isterica durata più di tre ore e mi è dispiaciuto un po' non riuscire a visitare il Pantheon, ma chi se ne frega del Pantheon (con tutto il rispetto del caso, ovviamente) quando passo quattro giorni nella città eterna con la persona giusta accanto? Tornando a casa ho pensato tanto. Troppo, come troppe volte capita. Ho pensato al mio viaggio, ma non a quello di quattro giorni nella città più bella del mondo, bensì a quello che sei costretto a fare quando girandoti intorno non capisci più dove sei, quello che ti porta sulla tua strada. Il viaggio come metafor...

#LIGAVISIONE - 5 - Voglio Volere

Si dice che volere è potere. Ma forse volere, a volte, è solo sognare. Sognare una vita migliore, sognare di godersela senza rimpianti. "Una canzone che parla del mio bisogno di speranza. Della voglia forse naif, ma autentica di un mondo comico. Mantenere il desiderio, ecco: pensare che le tue fantasie adolescenziali sono un orizzonte ancora possibile." Voglio un mondo comico, voglio un mondo che faccia ridere, un cielo comodo che qualcuno s'affacci a rispondere. Voglio svegliarmi quando voglio da tutti i miei sogni, voglio trovarti sempre qui ogni volta che io ne ho bisogno . Voglio volere tutto così, voglio riuscire a non crescere. Voglio portarti in un posto che tu proprio non puoi conoscere. Voglio tenere qualcosa per me, qualcosa che sia per me , per me. Voglio il tempo libero, sì, ma libero proprio ogni attimo e alzare il minimo con la vita che mi fa il solletico. Voglio restare sempre sveglio con tutti i miei ...

#MovieLife - 4 - Fast For Paul

Ricordo la prima volta che ho visto Fast and Furious. Parlo del primo capitolo, ovviamente. Era il 2001 ed io avevo dodici anni. Dodici anni! Ero un piccolo maschiaccio senza tette ma con le trecce. Vin Diesel (che per me ai tempi era "quello di Pitch Black") e Paul Walker (sconosciuto che diventò per me "il biondino di Fast and Furious") in un mix con auto veloci, brivido e musica hiphop: cosa volere di più? Poi la saga è andata avanti, con un secondo capitolo un po' sottotono (senza Vin non si canta messa!) e un terzo capitolo che ho odiato fino a qualche settimana fa perché troppo "fuori linea". Dal quarto, la svolta. I filmetti di auto e culi (perché, diciamocelo chiaramente, ci sono più culi che auto in quei tre film) si sostituiscono a film con una trama action e che trapelano di devozione verso l'amicizia, alla "famiglia", quella che ti costruisci e per cui daresti tutto. Poi arriva il settimo capitolo. Tutti attendono la fine...

#BookSoul - 7 - Divergent (trilogia) [Veronica Roth]

Divergent - Trilogia Veronica Roth Ci troviamo in una Chicago distopica, dove non esiste una società libera, ma tutti devono decidere a quale fazione appartenere tra le cinque disponibili. A 16 anni - età in cui ogni individuo è obbligato a scegliere il proprio destino - i test di selezione rivelano a Beatrice che non appartiene a nessun gruppo: lei è Divergente, imprevedibile, e per questo rappresenta un pericolo per chi controlla la società. Deve nascondersi in una fazione, sperando che nessuno la scopra. Ma questo non è che l'inizio. Che l'idea non sia innovativa è un dato di fatto. Il paragone con Hunger Games, se pur naturale, eppure, non regge. Il mondo post-caos diviso in gruppi è l'unico punto che hanno in comune. Null'altro. Ci sono problemi strutturali evidenti , molti personaggi vengono caratterizzati poco se non nulla, il protocollo delle fazioni non è inizialmente ben spiegato e anche quando viene data qualche spiegazione...