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#MovieLife - 9 - Verde... Rabbia?

Correvano gli anni Sessanta. Mentre in Italia si assiste al "miracolo economico" e la Guerra del Vietnam è alle porte, l'America lotta (almeno una parte di essa) ancora con il suo lato più oscuro e meschino. Lotta che a tutt'oggi non si può dire del tutto vinta... e non solo in America. È questo il clima in cui si svolge Green Book. Tratto da una storia vera, il titolo prende il nome da uno di quegli oggetti che oggi farebbe rabbrividire la maggioranza: un libretto verde che elencava alberghi e locali per afroamericani. Sì, perché ci troviamo nell'America, specialmente nel profondo Sud, è ancora piena di razzismo, odio, discriminazione e ipocrisia. In realtà il libro era ben visto dagli afroamericani in quanto permetteva loro di viaggiare essendo a conoscenza di quali potessero essere i luoghi per loro sicuri, in cui non avrebbero rischiato pestaggi. Il protagonista, Don Shirley, è un pianista, il più bravo su piazza, che parte per una tournée proprio tra...

(Dis)Equilibri

Non so neanche io perché non riesco a resistere al maledetto fascino di fare il solito bilancio palloso e pieno di bugie a me stessa su questo blog vuoto e solitario. Forse perché voglio davvero riflettere su questi ultimi 360 giorni e capire che la sensazione di negatività che provo guardando indietro è solo una brutta ombra che ho inconsciamente esagerato ed esasperato...  Specialmente perché la parte razionale di me sa che è così e che sta continuando a lottare per scacciare la fuliggine rimasta.  Sa che il 2018 è stato uno degli anni più strani della mia vita, ma anche quello che mi ha regalato alcune delle esperienze più belle che conserverò per sempre. Ho trovato e perso il mio equilibrio un centinaio di volte almeno. Ho di nuovo giocato col fuoco, ne porto ancora addosso le bruciature. Ho assistito alla formazione di nuovi vuoti nella mia vita. Ho assistito a crolli. Ho fatto finta di essere forte, rendendom...

#ListenMyMusic - 2 - Breathe in, Breathe out

Ci sono periodi, interi mesi, in cui l'unica cosa che vorrei riuscire a fare è respirare. Sembra banale, tutti lo facciamo, ci viene naturale. Respirare ci tiene in vita. Ma c'è una forma di respiro che non è affatto semplice ed è quello che porta via, oltre all'anidride carbonica, anche la nuvola nera chiusa nel tuo petto che hai bisogno di buttare via.  Quando questo momento arriva, c'è un solo nome che risuona nelle mie orecchie. Subsonica.  Loro, il loro sound elettronico e i loro testi che hanno dentro quel mix di amore, rabbia e rivincita che ti si cuce addosso. E proprio nel momento in cui ne hai bisogno, eccoli lì che tirano fuori il nuovo album. Lo prendi e lo ascolti, lo impari praticamente a memoria. E ti innamori di qualche pezzo che speri ti aiuti a ricominciare. A respirare. "Respirare" racconta quando ci sentiamo obbligati a essere qualcosa, quando invece basterebbe fermarsi e respirare. Potrei essere una bugia ...

Sotto pelle, vicino al cuore.

Interi mesi trascorsi senza riuscire a parlare davvero. E anche adesso so che non lo farò del tutto. Che non potrò farlo. Forse è proprio questo che ha amplificato il senso di oppressione e inadeguatezza. O forse è aver conosciuto la libertà assaggiata in passato che mi manca. Una persona che, non si sa come né perché, riesce a tirar fuori tutto quello che nessuno è mai riuscito a farti dire. Che in un momento in cui nessuno riusciva a starti vicino ti è entrato dentro, a cui ti sei aggrappata come il galleggiante che ti era stato strappato via tempo fa, in un abbraccio disperato come quelli dei quadri di Schiele. Che ti ha fatto sentire allo stesso tempo svuotata e protetta, in una bolla di vetro. Che è esplosa. Che fai finta ci sia ancora. Ma che non esiste più. Ti sei rimboccata le maniche e hai tratto il meglio da quello che hai passato, di nuovo. Ne sei uscita più forte, un leone come non ti eri mai senta. Un po' più grande, un po' più tua. Ma poi ci hai sbattu...

#ListenMyMusic - 1 - Questo piccolo grande Sanremo2018

Inauguriamo questa nuova rubrica che mi ronzava in testa da un po' con uno dei temi più discussi del panorama musicale italiano: Sanremo! Si guarda o non si guarda? Ci piace o non ci piace? Il Festival della canzone italiana è già da parecchio tempo oggetto della "derisione" del pubblico continuando comunque a restare in vetta alle classifiche dei programmi più seguiti, specialmente negli ultimi anni in cui si è cercato di "svecchiare" il Sanremo alla Baudo / Buongiorno (che lo hanno reso grande e a cui questo Festival come il resto della televisione italiana deve molto) e avvicinarlo più al varietà che all'italiano medio piace molto. Le critiche non mancano ad ogni edizione, passando sui social si legge sempre gente che grida orgogliosa il suo "non lo guardo, poveri sfigati voi", ma intanto Sanremo continua ad esserci e, coi suoi alti e bassi tra le varie edizioni, cerca a suo modo di tenere la musica italiana vicina agli italiani. Quella appena ...

#MovieLife - 8 - Ricordati di non dimenticare

Durante i corsi di fotografia, solitamente viene insegnata un principio base che aiuta a relazionarsi meglio con le arti visive e a creare dei prodotti di qualità, siano esse fotografie, video o lungometraggi (animati e non). Il principio base è di dosare in modo appropriato il calore per trasmettere in modo più preciso le emozioni che desideri far passare. Sì, il calore non il colore. O meglio, il calore del colore. La temperatura del colore è facilmente spiegata da un esempio banale: il fuoco è rosso, il ghiaccio è azzurro. Tutti i colori che virano all'azzurro o hanno una forte composizione azzurro/blu sono freddi, mentre i colori che invece virano al rosso/arancione/giallo sono colori caldi. Solitamente i primi vengono utilizzati per esprimere o imprimere in chi guarda sensazioni placide, calme, perfino tristi e solitarie, mentre i secondi trasmettono emozioni e sensazioni forti, d'impatto. Ecco, perché tutto questo giro immenso di parole inutili, vi starete chiedend...

Cambiare

Non c’è nulla di immutabile, tranne l’esigenza di cambiare. (Eraclito) E quindi si cambia. Si inizia cambiando pelle al blog. Uno stile un po' più moderno: dopo tutto lavoro nel mondo del web da diversi anni e so distinguere un template orrendo e antiquato da uno più carino e leggibile. Nella speranza anche che lo "spirito allegro e limpido" si possa riflettere anche nelle parole che dovrò buttarci dentro. Siamo al 26 dicembre e probabilmente quello che ci si aspetta (se di aspettare si può parlare) è un tipico post di chiusura anno, ma non lo sarà. Non lo sarà perché semplicemente non c'è nulla da raccontare. Quest'anno è stato vuoto. No, sbaglio mio. Quest'anno è stato svuotato, privato dei (seppur pochi) momenti di felicità da... beh, da me stessa. Perciò mi tocca solo cercare di ripescare il bello e il buono, conservarlo in un piccolo cassettino datato 2017, andare avanti e pensare a raccogliere anche il minimo di bontà che riserverà il domani.